venerdì 8 novembre 2019

Frammenti di un discorso amoroso

Questo non è un semplice blog sul cinema. Mi sono appassionato al cinema nel 1997, dopo aver visto quelli che per me sono due ‘classici’, ovvero Bad Lieutenant di Abel Ferrara e Crash di David Cronenberg. Da allora la febbre non  mi ha più abbandonato. Non parlo della febbre per il cinema: parlo della febbre per l’umano, troppo umano.

Il cinema mi ha accompagnato mentre la scienza mi dettava le sue diagnosi, sempre uguali e sempre diverse. Il cinema mi ha accompagnato mentre soffrivo e mentre amavo. Mi padre, che è morto dieci anni fa per un infarto, mi diceva sempre: quando sei davanti allo schermo, ti metti sotto una cappa.

Il Cattivo Tenente, Abel Ferrara


Il cinema è un rifugio? Più che altro è uno specchio. Lo spettatore si sdoppia, e si vede agire al di là dal vetro. Si prende le misure. Realizza cosa ha dentro di sé. Ecco allora che lo schermo non è altro che un metodo autoptico. Ma il cinema può essere anche un trattato antropologico o sociologico (Shohei Imamura, Glauber Rocha).

Ma il cinema è anche, per me, la storia dell’elaborazione di un lutto. L’apparecchio su cui fruisco attualmente i film, quello che ho in casa, è stato un regalo fattomi lo scorso febbraio da mia madre. L’ultimo. Lei, infatti, è morta di tumore al pancreas lo scorso luglio. La visione dei miei film mi ha accompagnato durante la sua malattia e la sua scomparsa.

Ecco che allora vorrei che questo blog fosse anche un po’ come quel libro di Roland Barthes, La Camera Chiara, dedicato contemporaneamente alla fotografia e alla perdita della madre del semiologo francese. Perché l’arte non è mai distante dalla vita. L’arte si fonde con la vita. L’arte è la vita. Ve lo dico da attore e da fotografo.

Il Profondo Desiderio degli Dèi, Shohei Imamura


Ma cosa troverete in questo blog? Film, certo. Ma, che film? Il film più vecchio dovrebbe essere, credo, il Nosferatu di Murnau. Il più recente, Moebius di Kim Ki-Duk. In mezzo, troverete cinema d’autore, documentari d’autore, tutti film che tengo in un armadio pieno di vecchi nastri. Non mi interessa il cinema contemporaneo: è morto, e in più lo trattano su altri lidi (cfr. sezione ‘Leggi anche …’).

In conclusione, vi lascio con una riflessione di Godard, che spero vi accompagnerà, settimana dopo settimana, come lettori di questo blog (vi esorto, a ogni pubblicazione, a: leggere il titolo del film, vedere il film, leggere la recensione): “Ora ho delle idee sulla realtà, mentre quando ho cominciato avevo delle idee sul cinema. Prima vedevo la realtà attraverso il cinema, e oggi vedo il cinema nella realtà”.


Gian Paolo Galasi, 8 novembre 2019 

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