Visualizzazione post con etichetta Icìar Bollaìn. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Icìar Bollaìn. Mostra tutti i post

domenica 6 agosto 2023

Una donna chiamata Maixabel di Icìar Bollaìn

L’ETA (Euskadi Ta Askatasuna, ovvero “Paese Basco e Libertà”) nasce nel 1958 come associazione studentesca il cui scopo era, appunto, supportare l’indipendentismo basco. Verso la metà degli anni Sessanta i sui quadri si convertono alla lotta armata. Gillo Pontecorvo al cinema ne aveva già immortalato le gesta con Ogro, opera che ritraeva l’omicidio di Luis Carreto Blanco detto appunto Ogro (“L’Orco”), successore designato di Francisco Franco e che vede protagonista il nostro Gian Maria Volonté nei panni del capo di una cellula di terroristi.

Ma gli attentati dell’ETA hanno colpito anche poliziotti, guardie civili, personalità della politica di quell’epoca. Per parlare nuovamente di quel periodo la regista Icìar Bollaìn (Il Matrimonio di Rosa, Yuli – Danza e Libertà), che in passato ha partecipato come attrice anche a pellicole di Ken Loach e di Victor Erice, mette in scena l’omicidio e il calvario giudiziario degli assassini di Juan Marìa Jàuregui, e della famiglia dell’assassinato.

Dopo decenni di prigionia, si apre infatti l’opportunità per chi si è dissociato dall’ETA ma sta ancora scontando la propria sentenza di iniziare un percorso, con psicologa al seguito, per riavvicinarsi alla società civile incontrando le vittime dell’associazione indipendentista. Veniamo quindi non solo a conoscere come si svolgono gli incontri, ma anche a sapere quali erano le dinamiche di quegli anni e come venivano e si sentivano coinvolte quelle persone.

E’ questo forse il punto più debole dell’opera. Difficile per un europeo colto ma anche meno di questi anni, del 2023, capire come la passione politica potesse portare delle persone a uccidere altri esseri umani senza porsi tante domande, senza nemmeno sapere chi fossero quegli individui ma solo eseguendo ordini. Oggi sarebbe facile bollare il tutto come follia ideologica, e questo film presterebbe il fianco a tale lettura, tuttavia, forse, l’approfondimento avrebbe portato a girare un altro film o forse un pur interessantissimo documentario. 


Bollaìn invece sceglie di soffermarsi sul rapporto tra vittime e (non più) carnefici, sul loro riavvicinamento, e in Maixabel, moglie dell’uomo politico ucciso e nella vita reale fautrice della conciliazione tra vittime del terrorismo spagnolo e società civile, coglie un potente ritratto di donna che cerca, in modo sano e pulito, di ricucire le proprie e le pubbliche ferite biografiche e storiche. Sceglie pertanto di soffermarsi su due dei tanti ex militanti, quelli che accettano il percorso di confronto.

Percorso non semplice perché innanzitutto i due devono relazionarsi con le proprie scelte, comprendere che avevano la possibilità di compiere una azione piuttosto che un’altra e quali erano le reali motivazioni dietro di esse, allo scopo di smettere di sentirsi vittime del potere politico e della società – interessanti quegli scorci coi prigionieri che vanno in permesso a casa e si ritrovano o soli o accolti esclusivamente dalle proprie madri – e di riacquistare una propria statura umana, nel senso appunto della propria tridimensionalità.

Il finale, lo vedrete da soli, rende giustizia a un percorso umano difficile e irto di difficoltà, dove esseri umani che in qualche modo si sono persi riescono a recuperare il proprio senso di esistere e la propria, mai data una volta per tutte, umanità. I fiori che rappresentano il passato e il futuro assieme ne sono simbolo perfetto, mentre tutta l’ultima sequenza sembra dirci che non è possibile ottenere giustizia solo dall’altro, punendo e sorvegliando, ma che solo dall’intimo delle coscienze si possono risanare certe ferite. Restiamo quindi dell’opinione che la pellicola sia, pur con certe aporie da noi descritte, una lezione necessaria.