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domenica 17 dicembre 2023

20.000 Specie di Api di Estibaliz Urresola Solaguren

Esordio sulla lunga distanza per Solaguren e già Orso d’Argento per la migliore interpretazione alla giovanissima protagonista Sofia Otero. Un cinema allegorico (troppo per molti, non per noi ma ci torniamo) e nello stesso tempo concretissimo nel raccontare un’estate di una bambina transgender di otto anni che cerca di esplorare e capire la propria identità e di farla accettare al mondo che la contiene e che non sempre capisce.

Tra metafore religiose - Santa Lucia che come tutti i santi paga un prezzo per essere sé stessa, e indovinate che nome sceglierà la protagonista al posto di quello assegnatole alla nascita … - e naturalistiche - le api che donano vita con miele e cera ma che fanno anche paura sono a mio avviso una metafora azzeccatissima nel vedere il brulicare umano attorno alla bambina e i suoi ancora da decifrare moti dell’animo - tra statue del nonno che la madre della ragazzina, figlia dell’artista, cerca di copiare per ottenere una cattedra – tutti nel film cercano qualcosa, fosse anche solo la statua di un Santo andata perduta, e questa condizione di fragilità esistenziale comune è un piccolo colpo di genio – e piscine, princìpi d’incendio, costumi da sirene e feste di famiglia.

E’ un cinema appunto basato sulla ricerca del proprio posto nel mondo e sulla ricerca interiore di sé da parte dei personaggi presenti nel film, soprattutto da parte della giovane, della madre e della nonna che sono le figure più presenti e che interagiscono di più l’una con l’altra. E’ chiaro che è il tema che coinvolge, essendo di stretta attualità, ma non solo. Infatti la messa in scena è curatissima e assieme alla fotografia – quegli interni in cui la luce entra e il pulviscolo danza – e all’uso della mdp mai lezioso – e che anzi rischia di passare in secondo piano per quanto è discreto, o forse dovremmo dire, meglio, funzionale – permette una fruizione dove i singoli elementi sottolineano la storia e non distraggono da essa.

 


Per questo la pellicola è la nostra preferita tra quelle viste quest’anno, assieme a un altro film spagnolo recensito altrove – As Bestas di Sorogoyen – e conferma la vitalità del cinema iberico, uno attualmente dei migliori in Europa per solidità delle storie raccontate e per vitalità e precisione della messa in scena, laddove i fratelli maggiori, ad esempio quello francese e italiano, pur avendo brillato in vari episodi almeno quest’anno hanno dimostrato di essersi adagiati un poco sugli allori del loro glorioso passato.

Se quindi volete farvi un emozionante regalo di Natale, 20.000 Specie di Api è uscito nel momento giusto e pertanto spetta a voi approfittarne. Io non posso che appuntarmi un altro, un nuovo nome tra quelli da seguire, sperando che la distribuzione non ci giochi brutti scherzi in futuro. C’è da sperare in altri premi, che senz’altro fungono da catalizzatore perché un film venga portato nelle sale, anche perché in questo modo la qualità delle pellicole potrebbe lievitare e se questo è il livello dell’esordio di Solaguren, senz’altro ci aspettiamo con ansia sorprese degne di questo nome.