Giustamente miei colleghi più blasonati hanno fatto emergere in sede di recensione le differenze tra il Berlinguer di Bellocchio, che parrebbe aver subito più che voluto il cosiddetto Compromesso Storico, e quello di Segre che invece sembra essersi adoperato tantissimo per raggiungere quello storico obiettivo, salvo veder poi crollare tutto come un castello di carte per via dell’affaire Moro.
Chi ha ragione? Probabilmente nessuno dei due. Dico probabilmente nessuno dei due perché se anche comprassi tre saggi storici per avere una visione più completa dell’Italia degli anni Settanta leggerei tre versioni diverse di quella storia. Carmelo Bene si era spinto fino a farci intuire che forse la Storia non esiste, perché è prona alle ricostruzioni, che oltre che di difetti di memoria soffrono anche di difetti ideologici.
E allora ci si potrebbe anche stare a questo Berlinguer umano, che gioca coi figli e sogna la madre persa poco meno che adolescente per un brutto male, come si sarebbe detto allora, ma una parte di me mi dice che si poteva fare di più. Si poteva ad esempio giocare con le ricostruzioni, anziché mettere in esergo una semplice dicitura indicante la modifica di alcuni dettagli per motivi drammaturgici, ma utilizzando poi nello stesso film elementi documentari.
Eh sì, le due cose appunto potevano convivere in maniera diversa. Forse ci sarebbe voluto Godard, compagno durante il periodo del Collettivo Dziga Vertov ma soprattutto esperto di materia cinematografica, lui che la Nouvelle Vague l’aveva plasmata quasi fosse stato un Dio del cinema. Oggi pomeriggio ci siamo dovuti accontentar di un’opera che sta in piedi per le interpretazioni di un ottimo Elio Germano (ma non solo).
Eppure. Eppure tutti quei politici, democristiani o comunisti, che pare ci tengano al bene del Paese solo da prospettive diverse, e che non si capisce quindi perché giochino a portare ognuno l’acqua al proprio mulino, lasciano un po’ il tempo che trovano. Si agita lo spettro del didatticismo in questa pellicola, come se Segre volesse mostrarci una classe dirigente migliore della nostra (e che ci vuole?) ma con un piglio forse non esattamente credibile per chi ha avuto modo di apprezzare in più visioni Todo Modo di Elio Petri, film maledetto e di segno e destino opposto a quest’opera i cui manifesti tappezzano le metropolitane di Milano, in questi giorni
Oggi, prima di recarmi al cinema, mi sono trovato in una libreria dove una signora comunicava al marito di volersi comprare un libro di Gramsci. Sembra quasi che ci siano in giro degli anticorpi al vuoto imperante in questo nostro Paese bloccato (a livello di ascensore sociale, ad esempio, ma anche a livello mentale). Ma se il Compromesso è saltato, la responsabilità è stata anche di personaggi che hanno tramato al di fuori del nostro Paese, e non so se basta il richiamo al Cile di Allende a esplicitare un non detto importante.
Che giudizio dare allora a quest’opera cinematografica? Ecco, diciamo che si porta dietro tutta l’ambiguità di una operazione fatta solo per il presente, a fini diciamo educativi, mentre a noi sarebbe piaciuta una riflessione storica, ma anche sulla Storia, più complessa. Se invece avete bisogno di punti di riferimento, questa pellicola, sappiatelo, potrebbe ben fare al caso vostro.

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