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domenica 23 giugno 2024

L'Amante dell'Astronauta di Marco Berger

Aveva ragione Oscar Wilde: mettete a qualcuno una maschera, e quel qualcuno vi dirà la verità (era così la citazione, più o meno?). Solo che in questo caso la maschera è quella dell'eterosessuale che vuole sedurre un coetaneo gay. E' estate, un gruppo di amici con cugini e compagne si ritrova in una casa vicino a un bosco per trascorrere un periodo tranquillo, ed ecco che Pedro e Max, che si conoscono da quando sono bambini, iniziano ad appiccicarsi l’uno all’altro come francobollo e busta postale. 

Pedro è omosessuale, anche se ha avuto qualche avventura con delle donne (ma come sottolinea, questo non fa di lui un uomo meno gay: si è infatti concesso perché in termini identitari non aveva nulla da perdere). Max è etero anche se tutte le sue ragazze, in particolare Sabrina, la sua ultima girlfriend, sostengono che lui sia molto meno ‘straight’ di quanto sostenga. 

I due iniziano così un balletto, inizialmente per puro divertimento (a un certo punto diranno ‘per gioco’ a tutti di essersi messi assieme) che poi sfocerà in qualcosa di diverso dal gioco. Alla sua decima pellicola, ma prima ad arrivare sugli schermi italiani, Marco Berger ci sciorina davanti agli occhi una storia d’amore omosessuale non banale – ci sono appunto in gioco le maschere, i ruoli sociali, e quelle domande sull’identità, su cosa significhi essere etero o essere omosessuali. 

C’è anche un po’ di BDSM, nel senso che a un certo punto i due ragazzi stabiliscono, irretiti dal loro stesso gioco, di scegliere una safe word per poter ‘uscire’ dalla trappola che loro stessi si stanno tendendo e poter parlare sinceramente. E’ interessante questa pellicola, soprattutto perché le reazioni dei compagni o meglio degli spettatori al ‘gioco’ lasciano ben sperare, per un futuro meno omofobo, meno esclusivo. 


Si potrebbe forse rinfacciare all’autore di giocare troppo con l’opera sentimentale e col feuilleton, dato che questo film è tutto sommato un lavoro che ci mostra il lento calarsi dei protagonisti nel loro ruolo di amanti senza nulla concedere a, né interrogare il, voyerismo dello spettatore. Sarebbe insomma stata una pellicola più interessante se avesse giocato con l’eventuale omofobia di uno spettatore più che altro per l’abitudine di vedere al cinema storie d’amore tra un uomo e una donna, o al massimo tra due donne. 

Il finale pertanto può lasciare un po’ delusi i palati più fini, quelli che si sarebbero appunto aspettati un gioco più di fino con lo spettatore, anche perché nella mia sala, quella dove io ho assistito alla proiezione, diverse persone se la sono telata scandalizzate dall’esplicito flirt tra i due uomini – e la cosa ha dato fastidio più a delle donne, da quel che ho potuto notare. 

Non sto sostenendo una tesi secondo la quale il film avrebbe dovuto essere meno crudo e più fiorellini e farfalle, dico al contrario che il gioco con lo spettatore avrebbe potuto essere ancora più ingaggiante e sfidante. Per il resto, come diceva Robin Williams in La Leggenda del Re Pescatore di Terry Gilliam, “non c’è spazzatura nei sentimenti”, pertanto consiglio di godere di questa pellicola senza particolari schemi e senza pretese, solo tenendo presente le limitazioni da me suggerite in questa sede.