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domenica 5 novembre 2023

Il Libro delle Soluzioni di Michel Gondry

Acclamato con la sua opera seconda Se Mi Lasci Ti Cancello (qualcuno dovrebbe punire in un girone infernale apposito chi attribuisce certi titoli in italiano ai film stranieri … ) ovvero Eternal Sunshine of a Spotless Mind, film distopico con Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst e Mark Ruffalo, come uno tra i migliori autori della sua generazione, capace di accontentare pubblico e critica, Gondry ha proseguito la sua carriera con film come L’Arte del Sogno e Be Kind Rewind.

Non un regista comune, dotato di una fantasia rutilante, fuori dagli schemi. In quest’ultima fatica, intitolata Il Libro delle Soluzioni, Gondry si occupa di metacinema ma lo fa a modo suo, da alieno. E proprio alla musica occorre riferirsi se vogliamo capire meglio di cosa si tratta. C’è una scena in cui il regista Mark Becker (Pierre Niney) guida un’intera orchestra allo scopo di creare i temi dei personaggi e poi una musica d’atmosfera che sembra uscita dalla penna di qualche autore del Novecento.

Ecco, Gondry sembra un Captain Beefheart alle prese con la propria passione per la surrealtà, una surrealtà che non deve molto a Bréton ma tanto alla propria individuale fantasia, per quanto riguarda il rapporto con la materia cinema. Siamo tutti abituati a vedere lavori metacinematografici (“questa masturbazioncella del set nel set” come la chiamava sprezzante Carmelo Bene) che ci ha fornito invero opere notevoli, da Effetto Notte a Otto e Mezzo, e ovviamente quest’opera ne condivide la malinconia di fondo. 


 

Eh sì, perché essere creativi implica una notevole effusione di energie. Non è una cosa per i deboli di cuore. Ma veniamo alla trama. Mark è un regista la cui opera non piace ai produttori. Con l’aiuto delle fide Sylvia (Frankie Wallack), Gabrielle (Camille Rutherford), di cui si innamora, e di Charlotte (Blanche Gardin) riesce a rubare gli hard disk con tutto il girato e a portarlo a casa della matrigna Denise (Françoise Lebrun)

Mark decide inoltre di buttare le sue medicine, quelle con cui sta cercando di curare la depressione. Non vuole più sentirsi manipolato. Due sono quindi le cose che deciderà di fare: finire il film e dedicarsi al Libro delle Soluzioni, un volume che dovrà contenere soluzioni geniali per ogni conflitto. In mezzo, l’acquisto di una casa diroccata per farne il proprio studio di produzione, la nomina a sindaco del paesello di provincia in cui si è arroccato Mark, e la sua storia d’amore con Gabrielle.

Difficile scrivere qualcosa di adeguato per quest’opera cinematografica: la serietà di una recensione stona con l’andamento anarchico e scanzonato, ma non per questo poco significativo, del lavoro di Gondry. Trattare di temi come la malattia mentale e la creatività senza patire il confronto coi grandi del passato era impossibile, e allora Gondry ha scelto una strada obliqua e personale per non trovarsi in difficoltà. Diremmo che è riuscito a farci passare un’ora e mezza piuttosto interessati a capire dove voleva andare a parare, e avere avuto l’attenzione degli spettatori, piuttosto divertiti, non è cosa da poco oggi.