Tratto dall’omonimo romanzo distopico di Alasdair Gray, ma celebrante in maniera indiretta un capolavoro camp come Frankenhooker del geniale Frank Henenlotter (di cui, lo ammetto, ho scoperto l’esistenza solo di recente, ma provvidenzialmente, grazie ai miei esigui contatti nella comunità LGBTQIAP+), Povere Creature! è la nuova fatica di Yorgos Lanthimos. Ne ho preso visione in una sala strapiena, dato che il film almeno nella mia città è stato pubblicizzato praticamente ovunque, e per fortuna.
Bella Baxter (Emma Stone) è una donna che, in una nemmeno troppo metaforica vita precedente si è tolta la vita pur essendo incinta buttandosi dal Tamigi in una Londra ottocentesca ma inquadrata secondo i canoni dello steampunk. Sarà Godwin Baxter (Willem Dafoe) a recuperarne il corpo e a inserire il cervello del feto nel corpo della donna. La ‘creatura’ e i suoi progressi cognitivo comportamentali verranno misurati da Max McCandles, un non molto brillante studente di Baxter, a cui Bella verrà anche promessa come sposa.
Sarà l’avvocato Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo) a proporre a Bella di diventare suo amante e con lui esplorare il mondo – Bella, dopo aver scoperto la sessualità, diventa famelica di relazione con le realtà sia circostanti che lontane e diventa sempre più difficile per chi le sta vicino tenerla al guinzaglio. Le avventure rocambolesche a Lisbona, Alessandria e Parigi delizieranno lo spettatore facendolo divertire ma anche istruendolo su quanto siano terribili le convenzioni sociali e forse l’uomo che le ha create in generale.
Sono molti gli interrogativi lasciati aperti per lo spettatore. La natura umana, il desiderio erotico, il bisogno di conoscere, una riflessione su quello che è stato il capitalismo, come si diceva una volta, ma anche il socialismo e il comunismo, e più in generale la tensione tra il bisogno di libertà e le trappole della possessività. Nessun uomo è all’altezza di Bella, e forse neppure nessuna donna, dato che le sue caratteristiche sono l’animo puro infantile in un corpo di donna adulta.
Ottime le prove degli attori da noi segnalati più sopra, con Emma Stone che dimostra, ce ne fosse bisogno, di essere più che non una gioia per gli occhi. Di Dafoe sapevamo già almeno dai tempi di Vivere e Morire a Los Angeles di Friedkin se non prima, forse Mark Ruffalo è un po’ sopra le righe – per un problema di scrittura più che per la sua prova attoriale – ma comunque resta efficace e svolge il suo compito con dedizione e professionalità.
La fotografia e il montaggio sono ottimi, ma è difficile oggi trovare un prodotto che non sia confezionato bene. Certo l’uso di fondali dipinti al posto del green screen fanno il loro effetto, con quei colori vibranti, palesemente finti eppure efficaci. Per non parlare delle citazioni che a volte emergono da altre pellicole del regista, più per assonanza di temi che non per un bisogno di autoaffermazione ormai non più necessario.
La casa in cui cresce Bella così ricorda Dogtooth, le scorrazzate in carrozza La Favorita, il tema del matrimonio e dei rapporti tra sessi The Lobster. C’è chi ha scorto anche un pizzico di Burton e di Tarantino, ma non ci giurerei. Senz’altro quella che si impone è la riflessione sulla scienza – è giusto sacrificarle tutto? Non vi sembrerà Godwin Baxter un vero Sheldon Cooper privato dell’allure da sit-com? – e in generale sulla contemporaneità, come in ogni film distopico che si conviene.
Che cosa dire di più, se non consigliare il pubblico di vedere la versione originale con sottotitoli, visto che almeno nei cinema delle città più importanti c’è la possibilità di scegliere questa opzione? I dialoghi non sono difficili da seguire, soprattutto coadiuvati dai sottotitoli, ma come al solito le traduzioni lasciano un poco a desiderare per i tanti motivi – la corrispondenza col labiale, il bisogno dei traduttori di sentirsi più intelligenti degli autori e diversificarsi, eccetera.
Forse la parte finale risulta un poco debole, rispetto all’impianto del resto dell’opera, ma è come se Lanthimos si fosse sfilato e tirato da parte per lasciare comunque al pubblico riflettere su un personaggio che parte col desiderio di cambiare il mondo e poi invece … beh, se andrete al cinema vedrete, noi come è d’uso e costume non vi anticipiamo nulla. Non un capolavoro quindi, come molti si stanno affannando a scrivere, ma senz’altro un film all’altezza della fama del suo creatore. Ora aspettiamo la mossa successiva con trepidazione, sperando non sia un passo falso.


