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giovedì 25 agosto 2022

Crimes of the Future di David Cronenberg

Sono uscito dalla visione con un senso di incompiutezza, lo ammetto. Se questo fosse stato l’episodio pilota di una serie, sarebbe stato perfetto. Ma come prodotto stand alone è tutt’altro che soddisfacente. Ci sono sottotrame che non vengono spiegate, ad esempio (vedi l’idendità delle due ragazze tecniche delle apparecchiature utilizzate dai protagonisti), e altre cose tirate via alla bell’e meglio (ma non approfondisco i dettagli per evitare spoiler).

Veniamo ora all’inizio. Il primo personaggio che incontriamo è un bimbo di otto anni solitario, che ai bordi di una spiaggia armeggia con un cucchiaio e il fondo del letto del fiume. Sua madre gli dice preoccupata di non mangiare nulla di ciò che raccoglie. Sembra una raccomandazione innocente, e invece scopriamo presto che il piccolo cucciolo d’uomo può mangiare la plastica fondendola con succhi gastrici che escono dalla sua bocca (qualcuno  ha detto “La Mosca!”?).

Il bambino viene ucciso dalla madre, che ne è evidentemente spaventata, e che abbandona il suo corpo non prima di aver contattato il marito perché venga a prenderselo, avvertendo che non si sarebbe fatta però trovare, lei, a fianco di quel corpo ormai senza vita. Dopo questo prologo veniamo introdotti alla corte di Viggo Mortensen, che interpreta un performer il cui corpo produce organi inutili (dei tumori in pratica) e di Léa Seydoux, sua partner in crime che si occupa dei suoi problemi di salute trasformando l’eradicazione di quegli organi dannosi in acclamate performance di body art.

 


E qui, se vogliamo trovare un richiamo artistico, dobbiamo abbandonare il cinema per riascoltare il disco prodotto da David Bowie e Brian Eno nel 1997, ovvero il capolavoro misconosciuto Outside di cui, per la cronaca, un brano, ovvero I’m Deranged, è finito nella colonna sonora di Lost Highway di David Lynch. Ma Viggo non è solo un artista: ha infatti un doppio ruolo nel film, come il suo personaggio de La Promessa dell’Assassino. E sul doppio filo dell’evoluzione della sua arte da un lato, e della sua seconda attività dall’altro, si dipana la trama del film, nei cui dettagli evitiamo di entrare per non rovinarvi il piacere della visione.

Aggiungiamo solo che, fino a qui, il film di Cronenberg appare un sogno neanche poi tanto malato di qualche artista, magari di una ORLAN, più che un futuro distopico (anche perché nel futuro di cui parla il film l’uomo non prova più dolore, cosa assai improbabile per noi che siamo usciti, forse, dall’epidemia del Coronavirus). L’atmosfera onirica, dicevamo, è forte, e da questo punto di vista è avvolgente e centrata. Non c’è un elemento fuori posto.

Sappiamo che molti diranno che Cronenberg ha dipinto un mondo in cui l’uomo ha rinunciato alla sua animalità e ai propri limiti per una dimensione oltreumana, e forse Cronenberg è stato astuto da questo punto di vista, ma noi qui non siamo soliti moraleggiare e allora troviamo più interessante l’aggancio al transumanesimo per la seconda traccia narrativa, quella di cui non vi abbiamo narrato e che scoprirete da soli al cinema, se deciderete di concedere una chance a questo film.

 


Ma è soprattutto un grande canto di addio all’empatia e all’accoglienza nei confronti del diverso questo film. Una madre che uccide un figlio e che ha provato orrore ripensando al fatto di averlo portato in grembo, come la stessa donna confessa in un dialogo intimo con Mortensen, perché diverso internamente da lei, oppure un ufficio burocratico che si occupa da un lato di catalogare i nuovi organi e dall’altro monitora le mutazioni per evitare che dei ‘non più umani’ prendano il largo e vivano la propria vita a fianco a noi, non sono certamente una critica nei confronti delle sperimentazioni artistiche più ardite, non trovate?

E allora se l’altro film di Cronenberg da citare è senz’altro eXistenZ, con i talebani del ‘realismo’ che si opponevano a chi somministrava realtà virtuale a colpi di bioporte, comunque questo nuovo episodio è più centrato del precedente, a meno che tra vent’anni Zuckerberg o chi per esso non ci stupisca con effetti speciali degni di Matrix. Chi per altro ha ventilato un ritorno di Cronenberg agli inizi del proprio cinema si ricrederà senz’altro.

Impossibile infatti pensare a quest’opera, che purtroppo, lo ribadiamo, lascia precludere a un seguito oppure si chiude nel segno dell’incompiutezza, senza tutto ciò che ci è stato presentato prima dal regista. Del resto se è vero come è stato detto che questo lavoro doveva essere realizzato a seguito di Crash, con quella pellicola ha poco a che spartire, a parte la tematica della chirurgia come nuovo sesso: il film infatti è molto parlato, le spiegazioni ci sono e sono anche rassicuranti, lontane da un lavoro che invece sbatteva in faccia agli americani il loro bisogno di narcisismo e amore per tutto ciò che tecnologicamente rappresentava un prolungamento del proprio ego.